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Gioia immensa e paura

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Quando ho scoperto di essere incinta del mio primo figlio ho subito sentito emozioni fortissime e opposte: gioia immensa e altrettanta paura, ansia, forse rifiuto. Ho continuato con queste ambivalenze per tutto il primo periodo.. Non riuscivo a comunicare la notizia, a vedermi con il pancione a considerarmi mamma. Non avevo mai visto prima di allora un neonato, non avevo mai cambiato un pannolino, ero tutta lavoro, coppia, viaggi..non avevo una mamma vicina ne’ una rete di sostegno al femminile..Alla prima lezione del corso preparto, mi e’ venuto un groppo in gola. Tutine, body, borsa da preparare.. Sentivo di non farcela, quello non era il mio mondo, mi sembrava di non essere in grado nemmeno di andare in un negozio a comprare i vestitini per il bambino. Per non parlare del cucinare, del cucire il corredino e di tutte le altre cose che pensavo “da mamma”. Mi sentivo sola, senza una guida. Per fortuna stavo frequentando la scuola per diventare psicoterapeuta e facendo la mia analisi personale. Quello era il mio spazio di sfogo e ascolto. Per tutta la gravidanza ho parlato con il mio terapeuta e il gruppo di tutte le mie emozioni, senza censure. Ho rivisto il rapporto con mia madre, perché sempre la maternità  ci riporta li, alle nostre esperienze come figlie, al modello di madre che ci hanno trasmesso. Ho capito molte cose, compreso quello di cui avevo bisogno, affettivamente e materialmente, prima e dopo il parto, e sono stata capace di procurarmelo. Ho pure fatto con il punto croce le iniziali di mio figlio per la copertina:) !

Sono arrivata pochi giorni prima del parto con una consapevolezza tutta nuova e soprattutto pronta e felice a incontrare il mio bambino. I fantasmi e le ombre del passato erano svaniti, elaborati, compresi. C’ero io a cominciare una nuova vita. Non dimenticherà mai il primo incrocio di sguardi con mio figlio, sguardo che senza il mio lavoro personale non sarebbe stato così pulito, intenso, autentico.

Oggi sorrido se ripenso alle mie vecchie paure. Ho due figli, un maschio di 3 anni e una femmina di uno, che venendo al mondo mi hanno regalato la possibilità  di una grande evoluzione personale. Ho capito con loro l’importanza dell’”essere” (attenta, equilibrata, calorosa, vicina, ferma, ecc.) e non del “saper fare”.  Non sono una mamma perfetta ovviamente e con loro scopro i miei limiti e potenzialità  tutti i giorni. Proprio per quello che ho vissuto, sono diventata una psicoterapeuta che lavora con le donne e con le mamme, durante e dopo la gravidanza, perché la possibilità  di dare voce a tutte le emozioni e i pensieri che accompagnano la nascita di un figlio e di pensare al rapporto con la femminilità  che abbiamo appreso nel rapporto con nostra madre e’ un passo fondamentale per incontrare l’Altro e la sua bellezza, senza ombre. Ascolto le mie pazienti e le comprendo, perchè ho vissuto anche io cose simili. E per superare la solitudine di una città  come Milano, non per mamme, frequento e lavoro presso un’associazione nata da mamme per le mamme, dove c’è sempre una parola al femminile che sostiene, rincuora, comprende. Perché tra mamme ci si intende!

 

Annalisa Valsasina

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